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Sommario |
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Il presidente della Camera
Pierferdinando Casini
si dice ''molto preoccupato'' e lancia ''un appello ai due Poli'': ''Mi
auguro sinceramente che le forze politiche recuperino quello spirito
costituente, senza il quale non ci sara' modernizzazione del Paese'',
esorta nel corso di un'intervista a 'La Repubblica', ricordando che
''tutti, dal capo dello Stato Ciampi al presidente del Senato Pera
auspicano che non si facciano riforme istituzionali di legislatura. Questo
e' anche il mio auspicio''. ''Spero che questo appello sia innanzitutto rivolto al centrodestra'': e' il commento di Massimo D'Alema, a margine della Festa della Margherita, alle parole del presidente della Camera Pier Ferdinando Casini sulle riforme. ''Io penso, solo per fare un esempio - spiega D'Alema - alla mostruosa riforma costituzionale che si sta discutendo. Mostruosa per tutto il Paese e in particolare molto negativa per il Mezzogiorno: certamente l'idea di una riforma di quella portata imposta da una maggioranza parlamentare che non rappresenta la maggioranza degli italiani, sarebbe un'idea sconvolgente. Spero che tutti riflettano sulle parole di Casini e innanzitutto chi ha la maggiore responsabilita', cioe' governo e maggioranza'. Nell’ambito delle trattative per la riforma costituzionale il Ministro Calderoni incontrerà - martedì 7 settembre a Roma - i rappresentanti delle Giunte regionali e provinciali, dei Consigli regionali e provinciali delle Regioni e delle Province a Statuto speciale. La giornata di consultazioni avrà inizio nel primo pomeriggio con un incontro preliminare presso la sede della Regione Friuli-Venezia Giulia a Roma al quale prenderanno parte, oltre naturalmente ai padroni di casa, i rappresentanti delle Regioni e delle Province a Statuto speciale, Aosta, Trentino-Alto Adige, Sardegna e Sicilia. Al termine della riunione i partecipanti si trasferiranno quindi, alle ore 15,00, al Dipartimento per riforme istituzionali e la devoluzione che ha sede in Piazza Montecitorio,115 (quarto piano). Nel corso della riunione il presidente Durnwalder - rende noto un comunicato stampa - intende richiedere il ritiro di alcune norme, ritenute peggiorative, aggiunte dal Senato al disegno di legge di riforma della Costituzione già approvato dalla Camera. In tale sede il presidente ha inoltre intenzione di ribadire la particolarità dell´Autonomia altoatesina, di porre in risalto l´importanza dei diritti delle minoranze linguistiche sanciti dalla Costituzione e di sottolineare la necessità di raggiungere un accordo con la Provincia Autonoma di Bolzano per tutte le modifiche dello Statuto provinciale. Per quanto riguarda il lavorto del tavolo tecnico della maggioranza ''Ci sono aspetti tecnici - ha rifertito il Ministro per le riforme istituzionali - che andranno approfonditi''. E ha riferito che uno di questi e' la questione ''della formazione delle leggi''. Questo pero', per il ministro, ''non rappresenta un nodo politico''. ''Si tratta - spiega Calderoli - semplicemente di scegliere la strada piu' logica, piu' conveniente, pur mantenendo le garanzie''. Calderoli ha infine riferito, per quanto riguarda appunto le questioni politiche, che ora i 'tecnici' della CdL riferiranno sul lavoro ai segretari di partito. E sulla necessità delle riforme il Ministro Calderoli (nella foto) - rispondendo anche ad un fondo di Giovanni Sartori (cfr. regioni.it n. 358) ha anche scritto un articolo pubblicato dal Corriere della Sera (Calderoli e i costi della riforma federalista dello Stato). "Attribuire al federalismo - scrive fra l'altro Calderoli - un aumento della spesa pubblica è (...) un errore. Bisogna sempre tenere presente che l'essenza de federalismo è li fatto che in una serie fondamentale dì questioni le entità federate abbiano piena podestà, all'interno dei principi generali del diritto e dei valori della Costituzione. Soltanto se le entità federate (che nel nostro caso sono ovviamente le Regioni) hanno questa podestà può nascere il circolo virtuoso del federalismo, che porta ad un potere più efficiente e più legittimato dal consenso dei cittadini. Là dove non è chiaro se a decidere veramente sia lo Stato o siano le Regioni si ha una situazione che presenta insieme i difetti del centralismo ed i difetti del localismo irresponsabile. La situazione - prosegue Calderoli - che questa maggioranza e questo governo ha ereditato dalla passata legislatura è esattamente una situazione di confusione, che genera - essa sì! - inefficienze e costi aggiuntivi dovuti a duplicazioni inutili tra gli apparati dello Stato e quelli delle Regioni, delle Province e dei Comuni. Purtroppo in quell'occasione non sentimmo la critica forte e chiara del Professor Sartori. Con la nostra riforma questa situazione verrà corretta, ed il nostro Paese avrà finalmente una struttura pienamente adeguata alla governance di un grande democrazia e di una grande economia di mercato. Ne beneficeranno tutte le aree del Paese, il Nord come il Centro come il Sud. Oggi il vero costo per l'Italia non è quello del cambiamento federalistico, ma quello dell'immobilismo. E' Proprio come si trova scritto nelle università americane. ben note al Professor Sartori: se pensi che l'istruzione costi cara, pensa a quanto costa l'ignoranza". ''Se il ministro Calderoli crede sul serio nelle cose che ha scritto sul 'Corriere della Sera' e che condivido, passi allora dalle parole ai fatti e modifichi il testo delle riforme nelle parti in cui e' contro le Regioni'', rilancia Donato Robilotta, assessore alle Riforme della Regione Lazio, il quale chiede al ministro di farsi ''promotore di associare al tavolo della Cdl i presidenti delle Regioni altrimenti la governance di cui parla è solo uno slogan''. Inoltre, ''di faccia promotore di prevedere nella riforma un vero Senato delle Regioni rappresentativo dei territori e non un Senato contro le Regioni". E nel frattempo si continua a discutere attorno alle prossime elezioni regionali e ad animare il dibattito è Clemente Mastella che in due interviste rilasciate a Il Giornale e al Il Messaggero paventa il rischio che proprio le prossime elezioni regionali possano trasformarsi per i candidati premier alle politiche del 2006 in una sorta di "Forche Caudine". (red) |
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Il
Consiglio dei Ministri
ha impugnato il nuovo Statuto della Regione Umbria, nonostante il Ministro
per gli Affari regionali, Enrico La Loggia, avesse espresso parere
contrario. Il Cdm ha invece deciso di non impugnare il nuovo statuto
della Regione Lazio.
Donato Robilotta
assessore ai Rapporti istituzionali e Enti
locali della Regione Lazio esprime: ''Grande soddisfazione per il via
libera dato dal Consiglio dei Ministri allo statuto della Regione
Lazio. E' la riprova - ha aggiunto l'assessore - del grande lavoro
di qualita' che abbiamo fatto e sono orgoglioso di quel testo. E'
anche la prova che ormai la Regione Lazio ha raggiunto un livello
che la pone tra le regioni e le istituzioni piu' importanti di
questo paese. E' un testo che cambierà e rinnoverà molto la nostra
regione''. Di diverso tenore la dichiarazione del presidente dell'Umbria. ''Sconcerto ed amarezza'' sono stati infatti espressi da Maria Rita Lorenzetti (nella foto), per la decisione del Consiglio dei Ministri che ha rinviato alla Corte costituzionale lo Statuto regionale approvato nel luglio scorso. ''La Commissione statuto ed il Consiglio regionale -afferma la presidente -, hanno lavorato per circa 3 anni, con grande senso di responsabilita', con serieta' e rispetto delle posizioni, andando oltre i ruoli precostituiti di maggioranza e minoranza, come era giusto che fosse nel momento in cui si predispone la carta fondante della Regione.'' La presidente Lorenzetti ricorda che la Regione Umbria ''ha dato ampia prova di una seria e leale volonta' di confronto con il Governo, attivando una interlocuzione costante con chi, per il Governo, e' deputato a seguire gli Affari regionali. Tanto e' vero che il Ministro La Loggia ha portato in Consiglio il testo umbro con parere contrario all'impugnativa e ha votato contro l'impugnativa stessa. Questa interlocuzione, evidentemente, non e' servita ad evitare un provvedimento incomprensibile, che denuncia la volontà del Governo, federalista a parole, di andare ad uno scontro politico ed ideologico che rischia di essere lacerante per la società umbra. Evidentemente - aggiunge la presidente - si ragiona già in termini di campagna elettorale''. In attesa di conoscere i punti contestati e le motivazioni ''che tutt'ora non risultano incredibilmente ancora precisati e chiariti'', la presidente si dice sicura che il Consiglio regionale ''saprà reagire adeguatamente e con compostezza, mantenendo quello stile di rispetto istituzionale che ha contraddistinto il lavoro finora sviluppato''. ''Saremo capaci -conclude Lorenzetti - di continuare a guardare oltre gli interessi di parte per garantire all'Umbria una carta statutaria all'altezza di una regione civile e aperta, quale essa e'''. ''Apprezzo comunque lo sforzo del ministro La Loggia che e' entrato al Consiglio dei ministri con parere negativo sull'impugnazione del nuovo Statuto della Regione Umbria, ma e' stato battuto. Ancora una volta lo scontro politico e' prevalso sulle ragioni di merito''. ''Sul merito non voglio entrare -ha aggiunto- prima voglio parlare direttamente con il ministro La Loggia. Ma e' sicuro che reagiremo duramente''. |
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Colpiti dall'immane tragedia avvenuta in Ossezia, gli amministratori delle
regioni hanno manifestato il loro cordoglio per le vittime ed hanno
attivato le amministrazioni per gli eventuali necessari aiuti.
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Un'estate difficile, con un calo di
presenze e
fatturato ''rilevante'' in tutti i comparti: alberghi (con una flessione
media del 15-20%), stabilimenti balneari
(per i quali si parla della stagione peggiore dall'inizio del secolo, con
punte anche del -25%), ristoranti (con un volume d'affari in flessione del
5%-15%), agenzie di viaggio (in media -10%), campeggi (calo tra 5%-10%),
agriturismo e case in affitto. La sola eccezione e' rappresentata dalle città d'arte, unico settore ad ''aver retto''. A tracciare un primo preconsuntivo relativo all'andamento della stagione turistica estiva 2004, anche se per il quadro definitivo bisognera' attendere la fine di settembre, e' l'Assoturismo-Confesercenti, che non esita a parlare di ''flessioni pesanti'' e situazione ''di difficolta' estremamente preoccupante'' per gli operatori che chiedono interventi urgenti e in particolare la riduzione dell'Iva, altrimenti il turismo italiano rischia ''di precipitare in una grave situazione di crisi''. La Fiavet, federazione delle agenzie di viaggio stila un primo bilancio della stagione estiva appena trascorsa. Un resoconto non certo positivo, con molte note grigie, soprattutto nelle regioni tradizionalemnte vocate al turismo dei tedeschi, come Campania ed Emilia Romagna. Reggono le città d'arte e piccole isole. La crisi del turismo rilancia ancora il dibattito sul futuro dell'Enit: "Autonomia statutaria, regolamentare, organizzativa, patrimoniale, contabile e di gestione. L'Enit infatti si trasforma da Ente in Agenzia nazionale per il turismo, in grado di promuovere all'estero la 'marca turistica italiana' con il contributo non solo dello Stato, ma anche di Regioni e imprese del turismo. Ora manca solo il via libera del Consiglio dei ministri. ''Sono stato un fautore di questa riforma sin dall'inizio -spiega all'Adn kronos il Presidente dell'Enit, Amedeo Ottaviani (nella foto), e sono convinto che questa riforma e' necessaria perche' l'Enit dovrà diventare il luogo dove Governo, Regioni e categorie imprenditoriali mettono in campo tutte le loro risorse per promuovere la 'marca turistica italiana' nel mondo. Sono loro gli attori principali dell'attività turistica e a loro spettano le decisioni'' (red) |
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''Il problema non e' quello di
darci la possibilita' di mettere qualche tassa di scopo comunale.
Non basta questo per ridare ossigeno ai Comuni. Il problema e'
riaprire un dialogo tra Comuni e governo che in questo periodo non
c'e' stato, perche' sono prevalse invece scelte unilaterali e non
condivise''. Leonardo Domenici (nella foto), sindaco di Firenze e
presidente dell'Anci, apre al progetto di revisione del sistema
delle tasse locali messo a punto dal ministro Siniscalco.
''Bisognera' - spiega Domenici in un'intervista a Repubblica - riconsiderare il patto di stabilita' interno che, cosi' come si e' trasformato con le ultime due Finanziarie, non fa che strozzare i Comuni. Si dovrà rivedere inoltre la logica dei tagli che ci hanno colpiti pesantemente anche con il decreto taglia spese dello scorso luglio. Se l'intento e' questo, della proposta del ministro dell'Economia Siniscalco si può parlare''. Il sindaco di Firenze assicura che gli sprechi non riguardano gli enti locali. ''Bisognerebbe smetterla con questa propaganda dei Comuni spendaccioni: secondo i dati della Corte dei Conti la quasi totalita' dei Comuni ha rispettato il patto di stabilita'. Vorrei vedere più attentamente invece come hanno speso i soldi i ministeri! Inoltre si parla di estendere il bonus neonati da 1.000 euro al primogenito: sarebbe molto meglio - conclude il presidente dell'Anci - creare un fondo tra Comuni e Stato per i servizi all'infanzia che sono quelli cui le famiglie tengono di più''. (red) |
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Lunga
intervista del Presidente della Regione Piemonte,
Enzo Ghigo (nella foto) a Mondo Agricolo
il mensile di
Confagricoltura. Si parte dalla questione particolarmente spinosa e attuale: quella che riguarda gli Ogm. "Si tratta - afferma Ghigo - di difendere sostanzialmente il nostro prodotto tipico piemontese e le nostre produzioni di eccellenza dagli inquinamenti da Ogm. Per questo motivo la Regione continuerà ad essere paladina di un’agricoltura di qualità e libera da Ogm, in grado di offrire ai consumatori la certezza di mangiare cibi sani. E’ una battaglia che porterò avanti con forza, insieme con il ministro Alemanno. D’altronde, dobbiamo forse gettare via anni di lavoro e di campagne promozionali sulla peculiarità della nostra enogastronomia a favore della massificazione della produzione, che tra l’altro ci porterebbe a subire la concorrenza di Paesi in grado di praticare prezzi più bassi? Sono convinto di no, perché sarebbe puro autolesionismo. Bisogna continuare sulla strada della qualità e della libertà di scelta. E nel perseguire in questa direzione mi conforta sapere che l’85% dei consumatori non vuole gli Ogm, nonostante le politiche di marketing agricolo cerchino di imporli. Oltre agli aspetti economici, bisogna considerare quelli culturali e scientifici: il nostro modo di trattare la filiera alimentare è un patrimonio da non perdere, e non dobbiamo demandare altri la scelta di cosa coltivare e cosa mangiare. Oggi non abbiamo certezze sul fatto che gli Ogm non siano nocivi alla salute e non modifichino l’ecosistema. Pertanto, sono contento di essere stato in questo senso un precursore: la decisione dell’estate scorsa di far distruggere i campi di mais contaminati, che qualcuno ha considerato un gesto un po’ esagerato, ha permesso di far rispettare la legge e di portare a conoscenza dell’opinione pubblica un problema sul quale deve essere svolta un’informazione costante. Il sistema dei controlli che abbiamo messo a punto è il più completo mai attivato in Italia ed è sufficiente per evitare agli agricoltori di commettere gli errori della passata stagione. Ben venga comunque la collaborazione del mondo agricolo per rafforzarlo ulteriormente". "Sono necessarie verifiche sul fatto che le caratteristiche degli Ogm siano rispondenti allo sviluppo agricolo piemontese (ad es. ritengo che i resistenti ad un diserbante rispondono a logiche di coltura estensiva che non sono coerenti con le nostre tipologie aziendali). Vi è il rischio che l’apertura agli Ogm impedisca in futuro la possibilità di avere ancora aziende convenzionali e biologiche per il problema del bioinquinamento. E poi, non è detto che Ogm sia sinonimo di maggiori guadagni: le proiezioni economiche presumono che i prodotti Ogm, in quanto meno graditi ai consumatori, si posizionerebbero in una fascia medio-bassa di prezzo, incidendo principalmente sulle categoria economicamente più deboli (in quanto in questo caso il fattore vincolante è il costo piuttosto che il fattore gradimento)». E si arriva al fenomeno della “delocalizzazione produttiva agricola”, in virtù del quale imprenditori agricoli italiani comprano aziende all’estero (la Romania è il caso più eclatante, ma non il solo). " In via di principio non possiamo dirci contrari alle delocalizzazioni produttive delle nostre imprese agricole, non fosse altro perché siamo favorevoli, a parità di altre condizioni, agli insediamenti nel nostro Paese di imprese non italiane a qualsiasi settore appartengano. In concreto, non c’è nulla da obiettare qualora la delocalizzazione porti a produzioni complementari a quelle realizzate “in casa nostra” (per referenze e gamma produttiva, “dentro e fuori stagione”). Nel caso in cui riguardi produzioni sostitutive di quelle realizzate in Italia è necessario capire se si tratta di commodity (cereali, ecc.) o di speciality, atteso che una tale distinzione abbia ancora motivo di sussistere, e se i mercati di sbocco di prodotti ottenuti siano quelli locali (in senso lato) o piuttosto ancora quelli dei Paesi dell’Unione Europea o simili. In altri termini, una delocalizzazione basata solo sul presupposto che “colà” la manodopera costa meno merita di essere ponderata. Quanto alle specialità (vini, formaggi, salumi, ecc.) il problema non è solo quello della produzione, ma anche quello della trasformazione, cioè dell’ottenimento del prodotto finito, e delle tecniche relative da apprendere. Dunque- conclude Ghigo - la delocalizzazione non può che essere l’esito di businnes plan aziendali con tanto di piano di marketing, strettamente connesso alla concreta situazione strutturale del Paese in cui si va a lavorare ed, ancora, dei mercati di sbocco". (red) |
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